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SCOPRIRE LA CONOSCENZA DI DIO CON UN LINGUAGGIO SEMPLICE
 



IL MISTERO DELLE ORIGINI
 
 
INTRODUZIONE A “GENESI” 

 

Tutte le religioni sono alla ricerca di una risposta sugli enigmi della condizione umana:
l’origine del mondo e degli esseri viventi, il senso dell’esistenza dell’uomo. E’ innegabile che la visione biblico-cristiana sul mistero della creazione, nell’esprimere una straordinaria ricchezza spirituale, abbia avuto una rilevante incidenza nella formazione morale e culturale d'interi popoli per oltre venti secoli.

 

 

Nel primo libro della Bibbia, Genesi, viene descritta l’origine del mondo, «di tutte le cose, quelle dei cieli e quelle della terra» (Gen. 1,1), dell’umanità e del popolo di Dio. Sul piano redazionale il libro della Genesi risale al V°-VI° secolo a.C. Molte voci e molte mani hanno concorso in tempi diversi alla stesura del testo; soprattutto molte antiche tradizioni, con le loro impostazioni teologiche e i loro colori letterari, convergono nel redigere un testo caratterizzato da un fitto intreccio di questioni mitiche, storiche e teologiche.

Gli studiosi dei testi biblici affermano che la descrizione del racconto delle origini è uno dei libri della Bibbia che risente maggiormente del pensiero mitico e delle concezioni del tempo (sumere, cananee, ittite, egiziane etc…), tendenti a drammatizzare gli enigmi del mondo e dell’esistenza con racconti impregnati di simbolismi. Per le culture antiche, prive di un pensiero sviluppato, il mito rappresentava un modo simbolico con cui rappresentare le grandi verità. Il mito costituiva l’unica forza interpretativa ed espressiva con cui l’intelletto poteva affrontare certi problemi inafferrabili alla consapevolezza della ragione.

La Bibbia, nel presentare in un involucro rudimentale e con una visione mitologica l’origine del mondo, pone certamente l’autore biblico in netto contrasto con le attuali conoscenze scientifiche. Per coerenza non dovremmo accettare come credibili queste rappresentazioni anacronistiche, e necessariamente dovremmo rigettare in blocco il messaggio biblico della creazione. Per questo è veramente difficile per il lettore moderno apprezzare nel contesto di una logica razionale la profondità e la costante validità di Genesi.

La risposta della Bibbia sulle origini dell’uomo sicuramente non è indirizzata a un accertamento scientifico. La Bibbia non intende raccontarci quando sia sorto materialmente il mondo o quando sia apparso l’uomo sulla terra. Infatti la Bibbia, uno scritto concepito e redatto oltre 2000 anni fa, considerato il livello delle conoscenze del tempo, non poteva mai e poi mai entrare nel merito della concezione scientifica delle origini del mondo. In effetti i modelli della cultura mesopotamica, a cui sicuramente hanno attinto gli autori biblici, indagavano sulle origini del mondo popolato attraverso racconti mitici e cosmogonie, indirizzando il loro interesse alla comparsa di un popolo. Immaginavano la creazione generata da un conflitto fra esseri superiori dotati di volontà, ad esempio dèi o forze cosmiche, come il mare e la notte primordiale.

La critica contestuale afferma che il racconto della creazione prima di essere interpretato va “spogliato” della sua veste mitica e del suo linguaggio simbolico, sottoponendolo ad un processo d'analisi storica al fine di far emergere la sua verità profonda che intende trasmettere, sicuramente non in termini scientifici quanto invece sul piano religioso. Il mito va dunque “demitizzato”, cioè purificato da ogni riferimento politeista e da ogni elemento antropomorfo, per ricercarvi le intenzioni originarie dell’autore biblico. Come abbiamo già detto prima, considerando la cultura e le scarse conoscenze del tempo, l’autore biblico non possedeva i mezzi per entrare nel merito della questione delle origini. Per cui è chiaro che il libro di genesi non può veicolare una verità scientifica. La riduzione della creazione a un “creazionismo istantaneo”, riconducibile ad una serie di interventi materialistici del Creatore, rappresenterebbe il frutto di una “lettura superficiale” mirata ad inserire ‘forzatamente’ il racconto biblico della creazione in un contesto tecnico-scientifico.

Il mito, tipica espressione del tempo e della cultura delle civiltà primitive, quindi va “recuperato”, inquadrandolo nell’ambito della ricerca esistenziale che da sempre ha coinvolto il pensiero umano. Alla luce delle tendenze della cultura del nostro tempo, legata essenzialmente ad un modo di pensare basato su una interpretazione logica e razionale degli eventi, è compito supremo della “Chiesa Cattolica” di offrire adeguati mezzi formativi per fare comprendere il ‘senso religioso’ del messaggio insito nel racconto biblico della creazione. Altrimenti si corre il rischio che il libro della genesi venga rigettato aprioristicamente.

         La questione delle origini del mondo è stata da sempre oggetto di numerose ricerche scientifiche che man mano hanno arricchito straordinariamente le nostre conoscenze sull’età e le dimensioni del cosmo, sul divenire delle forme viventi, sull’apparizione dell’uomo sulla terra. L’intelligenza umana fino ad ora non è stata in grado di fornire una risposta certa ed esaustiva sulle origini del mondo e della vita sulla terra. Oggi gli scienziati, in definitiva, possono constatare, verificare e imitare, scoprire e riprodurre fenomeni, ma “di certo” rimane solo da ‘stupirsi’ di fronte alle meraviglie della natura, e ‘limitarsi’ a contemplare la perfezione assoluta insita nelle opere del creato. Nell’attesa che le ricerche scientifiche possano giungere a conclusioni definitive, il racconto biblico ci propone la sua “verità religiosa delle origini” in grado di consentirci l’acquisizione di quel minimo di conoscenza necessaria a poter trasformare il messaggio inviato da Dio attraverso la Bibbia in una risposta “orientata al senso esistenziale della vita”.

 

GENESI – LA CREAZIONE :  Dio, il Creatore del cielo e della terra

I primi capitoli della Genesi descrivono come Dio nella sua onnipotenza “crea tutte le cose”: crea la luce e il cielo, crea le piante, crea gli animali e infine, al culmine della sua libera attività creatrice, crea l’uomo a sua immagine e somiglianza. La concezione cosmologica della Bibbia assegna all’uomo un legame inscindibile con il mondo e la natura, all’interno di una realtà dialogica con il suo Creatore che evolve parallelamente all’agire dell’uomo. L’uomo nella sua corporeità appare dalla polvere e, ricevendo l’alito della vita, acquista il segno più alto della sua umanità che lo rende simile e di poco inferiore a Dio, ma superiore agli animali. Tra uomo e donna vigono uguale dignità, complementarietà e reciproca attrazione; essi sono chiamati ad esistere reciprocamente l’uno per l’altro e non soltanto l’uno accanto all’altro.

Il messaggio iniziale che scaturisce dal racconto della creazione è che tutto ciò che esiste è opera dell’unico Dio e che, attraverso un progetto operativo unitario e armonico, Dio dà senso e bellezza all’essere. Nel mondo non c’è malvagità. Gli esseri viventi appaiono in gerarchia sempre più perfetti, l’uomo è il capolavoro. Unica è la specie umana, creata della ‘Sua’ stessa natura e di pari dignità. L’uomo, rispetto a tutti gli altri esseri viventi creati, sta al vertice dell’opera della creazione, detiene il primato su tutte le cose e ha il dovere di proclamare l’amore di Dio per le sue creature.

L’autore biblico nelle prime pagine di “Genesi” traccia la visione di un Dio Unico, Creatore e Onnipotente che all’atto della fondazione del mondo, nel compiacersi di ciò che aveva creato, semina nella storia dell’umanità la “prima testimonianza di amore”

 

GENESI  – LA CREAZIONE : La chiamata dell’uomo -  Il volere di Dio

Nel racconto biblico della creazione appare subito sovrana la figura dell’uomo, un certo Adam’, sicuramente un nome simbolico la cui traduzione dall’ebraico significa “l’uomo”. Nel far derivare l’umanità da un unico antenato, Adamo, l’autore biblico vuole raffigurare l’unità originale della razza umana: unità non solo di natura, ma anche di origine, di vocazione e di destino nel piano universale della salvezza. Si capisce allora che all’interno di una narrazione apparentemente basata su cosmogonie, racconti mitologici, simbolismi e allegorie, in realtà si nasconde una profonda matrice esistenziale.

Dio, nella sua sapienza infinita, non abbandona a se stesso ciò che aveva liberamente creato. Nella sua primaria intenzione ‘distribuisce’ alle sue stesse creature tutte le cose create e, nello stesso tempo, le chiama a cooperarlo affinché la creazione, uscita dalle sue mani non interamente compiuta, andasse completata e portata verso la “perfezione ultima”. Allora Dio per attuare il suo disegno pone l’uomo al centro della creazione, rendendolo partecipe alla costruzione del grande capolavoro cosmico. Stabilisce un patto di alleanza a tutela delle armonie primordiali del creato: tra l’uomo e il creato, tra l’uomo e il suo simile, tra l’uomo e il suo Creatore.

Dio costituisce l’uomo come suo partner, custode e amministratore: l’uomo non è quindi né spettatore né semplice fruitore. Instaura con lui un rapporto di collaborazione e un compito da svolgere, responsabilmente e in piena libertà, ma in sintonia e in uno stato di dialogo incessante, affinché il potere conferito lo possa guidare sempre verso il bene e illumini la sua ragione nella retta via. Per questo, dotandolo di intelligenza, lo rende libero e capace di incontro con la volontà del suo Creatore, nella prospettiva dialogica di comprendere e di proclamare il  “senso” del mondo attraverso la sua esperienza di via.

 

GENESI  – LA CREAZIONE : La responsabilità dell’uomo

Dio assegnando all’uomo il compito di gestore della natura, gli chiede di rispettare la ‘bontà’ propriamente insita nel progetto originario della creazione, affidandogli la responsabilità di coltivare i beni della natura e di averne cura, nella consapevolezza che tutte le cose create da Dio sono “buone” e “perfette”, ed esistono in funzione dell’uomo. Lo invita all’ubbidienza, onde evitare un uso disordinato delle cose che potrebbe sfociare in disarmonie della natura e nel creato.

Dio stesso fissa regole e principi fondamentali. La prima regola da osservare è la tutela dell’integrità fisica e della vita dell’uomo: l’uomo non può attentare all’esistenza di un suo simile senza attentare a Dio medesimo, di cui ogni uomo è l’immagine: «chi sparge il sangue di un uomo, il suo sangue sarà sparso» (Gen. 9,6). Un secondo principio a cui l’uomo deve attenersi è la “tutela” e il “rispetto” della “biodiversità”, quale valore di inestimabile e straordinaria ricchezza per l’intera umanità. Mettendo la donna accanto all’uomo, Dio crea la coppia: «non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto a lui corrispondente… i due diventino una sola carne» (Gen 2,18). Tra uomo e donna vigono uguale dignità e reciproca attrazione; essi sono chiamati a esistere l’uno per l’altro e non soltanto l’uno accanto all’altro. Nelle intenzioni divine la donna non rappresenta solo una persona che funge da compagnia, ma ha lo scopo di integrarsi armonicamente con l’uomo nel completamento vicendevole, uniti insieme in una funzione reciprocamente arricchente grazie alla loro diversità. Ciò vuol dire che Dio ha voluto l’interdipendenza delle creature le une dalle altre, onde evitare il senso di autosufficienza di ciascuna di esse. Le innumerevoli diversità che contraddistinguono la natura umana, infatti, stanno a significare che nessuna creatura è autosufficiente o basta a se stessa, ma che esiste solo in dipendenza dell’altra, per essere al servizio, integrarsi e completarsi con l’altra.

È il principio fondamentale della “complementarietà insito nella natura biologica di tutti gli esseri viventi. Una caratteristica peculiare, che gli scienziati del secolo scorso hanno scoperto riflettersi fino alle radici bio-molecolari della vita, cioè nella struttura del DNA, costituito da due eliche complementari che dipendono vicendevolmente l’una dall’altra, ma insieme indispensabili nell’esprimere il codice genetico che identifica e caratterizza univocamente ciascun essere vivente esistente sulla terra, animale o vegetale.

Bellezza, armonia e perfezione del creato sono il frutto della creazione degli esseri viventi nella diversità, e all’interno delle relazioni esistenti fra loro. L’uomo le ha scoperte, le scopre continuamente come leggi perfette che stanno alla base dei meccanismi regolatori del processo evolutivo del mondo vivente, e non può non disconoscere il limite umano delle sue conoscenze. La ricerca è in continua evoluzione: tutte le conoscenze fino ad oggi acquisite sulle enormi potenzialità e sui miliardi di informazioni veicolate dal genoma umano nell’esprimere la vita, purtroppo ancora non ci dicono tutto su quello che i geni fanno e su come la cellula funziona nella sua interezza e complessità. Nell’attesa che la scienza riesca a penetrare ‘con certezza’ il mistero della vita, è doveroso impegnarsi a rispettare la “vita” e la “natura: “elementi” che devono costituire per l’uomo “oggetti” di contemplazione, ma non “soggetti” di manipolazione. Per questo anche lo scienziato, con grande umiltà, nell’ammettere i suoi limiti dovrà fare un ‘uso responsabile’ delle attuali tecnologie raggiunte nel campo della biologia molecolare, rinunciando alla “tentazione” di avventurarsi in progetti di ricerca volti ad intaccare in maniera permanente la natura biologica degli esseri viventi, se non dopo averne valutati con estrema sicurezza i rischi per l’umanità, a breve e a lungo termine.

Il racconto biblico della creazione descrive che Dio assegna all’uomo sul piano etico il “compito” di custodire l’integrità della natura e il “dovere” di rispettare la vita così come ci è stata consegnata da Dio. Ammonisce con chiarezza che la tendenza naturale dell’uomo all’egocentrismo o alla radicale autosufficienza comporterà la punizione esemplare da parte di Dio Creatore.

Dopo oltre 2000 anni dal racconto biblico della creazione, l’uomo ha fatto enormi progressi scientifici, ha fatto grandi scoperte nel campo della tecnica, della biologia e della medicina. Recentemente è entrato addirittura nel codice genetico degli esseri viventi, acquistando un enorme potere sulla vita stessa dell’uomo ma, nello stesso tempo, si è accollato una grande responsabiltà su questioni morali e scelte vitali inerenti il suo destino. Per questo la Chiesa Cattolica afferma che violare le basi biomolecolari della vita, manipolando il codice genetico del DNA, significa per l’uomo trasgredire i principi codificati nel progetto divino della creazione, commettendo una disubbidienza paragonabile a quella delle origini.

- Manipolare il DNA, con lo scopo di modificare la natura dell’essere vivente, o peggio ancora per operarne la sua clonazione, pone problemi di natura scientifica e di bioetica, sicuramente contrari ai principi della biodiversità su cui si fonda la selezione naturale e il meccanismo di evoluzione di tutti gli esseri viventi animali e vegetali.

- Manipolare il DNA degli esseri viventi rappresenta un problema che investe anche l’etica religiosa, potendovisi ravvisare gli estremi di una sfida dell’uomo a volersi sostituire a Dio creatore.

Queste motivazioni inducono la Chiesa Cattolica a ritenere che alterare il genoma degli esseri viventi, con la presunzione di modificare la natura, potrebbe rappresentare non tanto un progresso scientifico quanto un “boomerang” dalle conseguenze nefaste per l’umanità intera. “Il rispetto” delle leggi inscritte nel progetto divino della creazione deve rappresentare per l’uomo non solo un fondamento religioso, ma anche un dovere morale e un  principio di saggezza.

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